Indice dell'articolo
- Prima della piattaforma: le domande che vengono prima
- Scegliere la piattaforma
- I costi reali, voce per voce
- Gli adempimenti da mettere in ordine
- Spedizioni: dove si vince o si perde
- Pagamenti: quali offrire
- Il B2B è un e-commerce diverso
- I tre errori che fanno chiudere i negozi online
- Da dove partire davvero
Prima della piattaforma: le domande che vengono prima
La domanda «quale piattaforma uso» arriva quasi sempre per prima ed è quasi sempre prematura. Ce ne sono tre che vengono prima e che determinano tutto il resto.
Chi compra e perché da te. Se vendi un prodotto disponibile ovunque allo stesso prezzo, l'e-commerce da solo non risolve: serve una ragione per scegliere te — assortimento, competenza, servizio, tempi.
Quanti prodotti e quanto cambiano. Trenta articoli stabili sono una cosa; tremila con varianti di taglia e colore e continui aggiustamenti di prezzo sono un'altra, con esigenze tecniche molto diverse.
Chi lo gestisce ogni giorno. Un negozio online richiede lavoro quotidiano: ordini, spedizioni, richieste, resi. Se nessuno ha tempo, la piattaforma migliore del mondo non serve.
Secondo i dati dell'Osservatorio eCommerce B2c del Politecnico di Milano, il commercio elettronico in Italia continua a crescere, ma la crescita si concentra su chi ha una proposta chiara e un servizio affidabile — non su chi si limita a esserci.
Scegliere la piattaforma
Le opzioni realistiche per una PMI italiana sono tre, con logiche diverse.
Shopify è un servizio in abbonamento: paghi un canone mensile e ottieni un negozio che funziona, con hosting, aggiornamenti e sicurezza gestiti. Si parte in fretta, la manutenzione è minima. In cambio hai meno libertà sulle personalizzazioni profonde e i costi crescono con le estensioni e le commissioni.
WooCommerce è un componente aggiuntivo di WordPress: il negozio è tuo, su un tuo hosting, con controllo completo. Costa meno in canoni ma richiede manutenzione: aggiornamenti, backup, sicurezza. Ha senso se hai già un sito WordPress o se servono personalizzazioni particolari.
PrestaShop è una via di mezzo, diffusa in Italia e in Francia, con buona gestione di cataloghi ampi e regole fiscali europee. Richiede più competenza tecnica di Shopify.
Abbiamo confrontato le due più diffuse nell'articolo WordPress e Shopify a confronto. La scelta ragionevole dipende meno dalle funzioni sulla carta e più da chi farà manutenzione nei prossimi anni.
I costi reali, voce per voce
I preventivi che vedi online raccontano solo la costruzione iniziale. Ecco le voci che compongono il costo effettivo.
Costruzione: da poche migliaia di euro per un negozio semplice su piattaforma standard, molto di più se servono integrazioni con gestionale, configuratori o logiche di prezzo particolari.
Canoni ricorrenti: abbonamento della piattaforma o hosting, dominio, certificato, eventuali estensioni a pagamento. Sono decine di euro al mese nei casi semplici, centinaia in quelli strutturati.
Commissioni sui pagamenti: ogni transazione ha un costo, tipicamente tra l'1,5% e il 3% a seconda del metodo. Su margini stretti incide più di quanto si pensi.
Contenuti: fotografie decenti e schede prodotto scritte bene. È la voce più sottovalutata e quella che più incide sulle vendite.
Marketing: un negozio senza traffico non vende. Che si scelga pubblicità o posizionamento organico, va messo a budget dall'inizio.
Gestione quotidiana: il tempo di qualcuno. È un costo reale anche quando non compare in fattura.
Gli adempimenti da mettere in ordine
Vendere online significa vendere a distanza, e la normativa italiana ed europea è precisa. I punti principali.
Partita IVA e comunicazioni: serve l'attività di commercio elettronico correttamente codificata e la comunicazione al Comune tramite SCIA. Il commercialista sa come procedere; farlo dopo aver iniziato a vendere complica le cose.
Diritto di recesso: il cliente può restituire un prodotto entro quattordici giorni senza dover motivare la scelta. Va indicato chiaramente nelle condizioni di vendita e serve una procedura operativa per gestirlo.
Garanzia legale: due anni sui difetti di conformità per i consumatori. È diversa dalla garanzia del produttore e non si può escludere.
Informazioni obbligatorie: dati aziendali completi, prezzi con IVA inclusa, costi di spedizione visibili prima del pagamento, tempi di consegna.
Privacy e cookie: informativa corretta e raccolta del consenso conforme alle indicazioni del Garante Privacy. Un banner che permette solo di accettare non è conforme, come spieghiamo nell'articolo su cookie e privacy.
Spedizioni: dove si vince o si perde
La spedizione è il punto in cui molti e-commerce perdono clienti, e le ragioni sono due: costo e trasparenza.
Il costo mostrato tardi fa abbandonare. Le ricerche sull'usabilità dei checkout indicano da anni che le spese di spedizione impreviste sono la prima causa di carrelli abbandonati. Mostrare il costo il più presto possibile — idealmente già nella scheda prodotto — riduce l'abbandono anche quando la cifra non è bassa.
Le soglie funzionano. «Spedizione gratuita sopra i cinquanta euro» è efficace perché sposta l'attenzione dal costo al vantaggio, e spesso aumenta il valore medio dell'ordine. Va calcolata sui margini reali, non copiata dai concorrenti.
Il corriere è parte del prodotto. Per il cliente non esiste differenza tra il tuo negozio e chi consegna: un pacco in ritardo è colpa tua. Vale la pena scegliere con attenzione e negoziare i volumi appena crescono.
Pagamenti: quali offrire
La regola pratica è offrire i metodi che i tuoi clienti si aspettano, senza moltiplicarli inutilmente.
Carta di credito e debito sono imprescindibili. PayPal resta molto usato in Italia e trasmette sicurezza a chi non si fida di inserire la carta. I portafogli digitali come Apple Pay e Google Pay velocizzano l'acquisto da telefono, dove ormai avviene gran parte delle transazioni.
Il bonifico ha senso per importi alti o vendite verso altre aziende. Il contrassegno è ancora richiesto in alcune zone e categorie, ma comporta costi e resi più frequenti: va valutato caso per caso.
Ogni metodo aggiunto è anche una complicazione gestionale. Meglio tre metodi che funzionano bene di sette gestiti male.
Il B2B è un e-commerce diverso
Se vendi a rivenditori o altre aziende, le esigenze cambiano radicalmente: listini differenziati per cliente, area riservata con prezzi personalizzati, ordini ricorrenti facili da ripetere, gestione di quantità minime, pagamento differito.
È un ambito dove i risultati arrivano più in fretta, perché non serve convincere sconosciuti: serve rendere semplice riordinare a chi già compra. Nel caso di Birra Cadore il problema non era la vetrina ma gli ordini dei rivenditori, che arrivavano tra telefonate e messaggi da trascrivere a mano: un'area riservata dove ognuno ordina da sé ha portato un aumento del 62% degli ordini online.
I tre errori che fanno chiudere i negozi online
Pensare che il traffico arrivi da solo. È l'errore più comune. Un negozio online senza un piano per portare visitatori è un negozio in una via senza passaggio. Il budget per farsi trovare va previsto dall'inizio, non quando le vendite non arrivano.
Trascurare le schede prodotto. Foto riciclate dal fornitore e descrizioni di due righe non vendono, e non si posizionano nemmeno su Google perché identiche a quelle di tutti gli altri. Le schede sono il venditore: se non spiegano, misurano, mostrano e rassicurano, il cliente va altrove.
Ignorare i dati. Un e-commerce produce informazioni preziose: dove si fermano le persone, quali prodotti vengono visti ma non comprati, in quale passaggio si abbandona il carrello. Chi guarda quei numeri corregge la rotta; chi non li guarda ripete gli stessi errori.
Da dove partire davvero
Se stai valutando di aprire, l'ordine ragionevole è questo: definisci cosa ti rende scegliebile, calcola i margini reali comprese commissioni e spedizioni, verifica di avere qualcuno che lo gestisca, poi scegli la piattaforma. La tecnologia è l'ultimo passo, non il primo.
Se hai già un negozio online che non rende come dovrebbe, prima di rifarlo vale la pena capire dove si perde: spesso il problema non è la piattaforma ma la velocità, le schede prodotto o un passaggio del checkout. Un controllo gratuito dello stato del sito è un punto di partenza ragionevole.