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Perché nessuno ti dà un prezzo al telefono
Chiedere quanto costa la SEO è come chiedere quanto costa ristrutturare casa: dipende da quanto è grande, da com'è messa e da dove vuoi arrivare. Chi ti spara una cifra prima di aver visto il sito o ti sta vendendo un pacchetto standard, o non ha capito la domanda.
Quello che cambia il prezzo è concreto: quante pagine ha il sito, in che stato tecnico si trova, quanto è competitivo il settore, se lavori su una città o su tutta Italia, se serve in una lingua o in tre.
Un'azienda meccanica di Thiene che vuole posizionarsi su ricerche tecniche in provincia affronta un lavoro diverso da un e-commerce che compete su tutto il territorio nazionale. Stesso servizio a parole, sforzo incomparabile.
I tre modelli di prezzo
In Italia i preventivi SEO seguono quasi sempre uno di tre schemi, e riconoscerlo aiuta a capire cosa stai comprando.
Il canone mensile. È la formula più diffusa per il lavoro continuativo: ogni mese un monte ore o un elenco di attività. Ha senso quando il lavoro è di lungo periodo, perché la SEO produce risultati nell'arco di mesi. Il rischio è il canone che diventa una rendita: se dopo sei mesi ricevi lo stesso report con gli stessi numeri, stai pagando un abbonamento, non un servizio.
Il progetto a corpo. Un intervento definito con un inizio e una fine: audit tecnico, ristrutturazione degli URL, riscrittura dei contenuti principali. Funziona bene come punto di partenza, o quando c'è un problema specifico da risolvere. Non copre il mantenimento.
La consulenza a ore o a giornate. Adatta a chi ha già qualcuno che esegue e ha bisogno di indirizzo, oppure per un parere su una scelta puntuale. È il modello più trasparente ma richiede che tu abbia le risorse per applicare quello che emerge.
Cosa dovrebbe contenere un preventivo serio
Il preventivo è il primo indicatore di serietà, più delle referenze. Un documento fatto bene contiene almeno queste cose.
Un'analisi dello stato attuale, fatta prima di quotare: quali pagine sono indicizzate, che posizioni occupi, cosa non funziona tecnicamente. Chi quota senza guardare, quota a caso.
Le parole chiave obiettivo, con il volume di ricerca e la posizione di partenza. Non «vi posizioniamo su Google», ma quali ricerche, con quanti utenti al mese, partendo da dove.
Le attività previste, distinte fra una tantum e ricorrenti. Interventi tecnici, contenuti nuovi, revisione di quelli esistenti, scheda Google, monitoraggio.
Chi fa cosa. Molti preventivi presuppongono che i testi li scriva il cliente, o che le modifiche tecniche le faccia un altro fornitore. Se non è scritto, emerge al primo intoppo.
Come si misura. Quali metriche, con che frequenza, su che strumenti. Senza questo non saprai mai se stai spendendo bene.
Gli ordini di grandezza
Premessa necessaria: sono fasce indicative del mercato italiano per le PMI, non un listino, e variano molto per settore e agenzia.
Un audit SEO iniziale serio, con analisi tecnica e di contenuto e un piano di lavoro, si colloca in genere fra qualche centinaio e qualche migliaio di euro a seconda della dimensione del sito. È un investimento una tantum che ha senso anche da solo: ti dice cosa non va, e puoi decidere dopo se proseguire.
Una consulenza continuativa per una PMI che lavora su un territorio parte tipicamente da qualche centinaio di euro al mese e sale in funzione delle ore effettive. Sotto una certa soglia il monte ore non basta a fare nulla di significativo, e il servizio diventa nominale.
Un progetto su e-commerce o mercati esteri sta su cifre sensibilmente più alte, perché moltiplica pagine, lingue e concorrenti.
Il criterio pratico non è il prezzo assoluto ma il rapporto con il valore di un cliente. Se un tuo cliente medio vale diecimila euro, un investimento che ne porta due all'anno si ripaga da solo. Se ne vale duecento, servono numeri completamente diversi.
Perché non esiste un listino SEO
Chi cerca un listino prezzi SEO di solito ha già chiesto a due o tre fornitori e ha ricevuto cifre lontanissime fra loro. Il motivo non è la malafede: è che il listino, in questo mestiere, sarebbe una bugia comoda. Un prezzo a listino presuppone un lavoro identico per tutti, e la SEO non lo è mai — cambiano il numero di pagine, lo stato tecnico del sito, la concorrenza del settore, l'area geografica, le lingue.
Quello che puoi pretendere, invece, è un preventivo leggibile: le attività una per una, il tempo previsto per ciascuna, cosa ricevi ogni mese e cosa succede se smetti. Se un fornitore non riesce a scriverti questo, il problema non è il listino mancante.
Una scorciatoia onesta per orientarti: chiedi a chi ti sta quotando quante ore al mese ci lavorerà e chi le farà. Due preventivi con lo stesso prezzo e un rapporto di tre a uno nelle ore non sono lo stesso servizio.
Quanto costa la SEO al mese
È la domanda più frequente, e dipende da una cosa sola: quante ore di lavoro vero stai comprando. Un canone basso non è un affare se copre due ore al mese, perché in due ore non si sposta nulla: si guarda un report e si risponde a un'email.
Per una PMI che lavora su un territorio si parte tipicamente da qualche centinaio di euro al mese e si sale in funzione delle ore effettive. Per un e-commerce o per chi punta a più mercati e più lingue le cifre sono sensibilmente più alte, perché si moltiplicano pagine, contenuti e concorrenti.
Il confronto che conta non è fra canoni, ma fra ore e risultati: quante ore ti dedicano, su quali attività, e cosa è cambiato nei numeri dopo sei mesi. Se vuoi una cifra sul tuo caso, scrivici: guardiamo il sito e ti diciamo cosa serve, anche quando la risposta è che la SEO non è la spesa giusta.
I segnali di allarme
La garanzia di prima posizione. Nessuno può garantirla, perché nessuno controlla l'algoritmo di Google. Chi la promette o è in malafede o punta su ricerche che nessuno fa — e su quelle è facile essere primi.
Il prezzo troppo basso. La SEO è lavoro di persone. Un canone di poche decine di euro al mese non copre nemmeno il tempo di guardare i dati: quello che ricevi è un report automatico.
I link comprati. Se il preventivo include «acquisizione di X backlink», stai comprando qualcosa che viola le linee guida di Google e che nei casi peggiori danneggia il dominio.
Nessun accesso ai dati. Search Console e Analytics devono essere tuoi, con l'agenzia come collaboratore. Se i dati stanno solo dalla loro parte, il giorno che cambi fornitore riparti da zero — ed è il modo più comune per rendere un cliente prigioniero.
Report che parlano solo di posizioni. Le posizioni sono un mezzo. Quello che conta sono impressioni, clic e contatti. Un report che mostra dieci parole chiave salite e tace sul traffico sta scegliendo cosa farti vedere.
Come capire se stai spendendo bene
Servono pochi numeri, guardati con costanza e sulla giusta finestra temporale.
Le impressioni in Search Console. Sono il primo segnale che si muove: significa che compari di più, anche se non ancora abbastanza in alto da ricevere clic. Se dopo tre mesi non si muovono, qualcosa non sta funzionando.
La posizione media, filtrata per paese. Il dato aggregato inganna, perché il traffico estero irrilevante lo sporca. Guarda il segmento che ti interessa.
I clic, non le posizioni. Passare dalla ventesima alla dodicesima posizione non porta quasi nessun clic; passare dall'ottava alla terza ne porta molti. È per questo che i risultati sembrano lenti e poi accelerano.
I contatti. Alla fine è l'unico numero che paga le fatture. Vanno misurati tutti, non solo il modulo: telefonate, WhatsApp, email. Se non traccia nessuno di questi canali, non stai misurando il risultato ma un suo pezzo.
E una nota sui tempi: i primi movimenti si vedono dopo due o tre mesi, i risultati in termini di richieste dopo sei o più. Chi promette prima sta descrivendo un altro servizio.
Quando la SEO non è la spesa giusta
Un consulente onesto lo dice, e vale la pena sentirselo dire prima di firmare.
Se il sito non converte, portarci più visitatori moltiplica un problema invece di risolverlo. Prima si sistema il percorso di contatto, poi si porta traffico.
Se il prodotto non si cerca, la SEO non crea domanda: la intercetta. Per qualcosa di nuovo che nessuno cerca ancora servono altri canali.
Se il ciclo di vendita è puramente relazionale e i clienti arrivano solo per conoscenza diretta, il ritorno è più lento e va valutato con attenzione.
Se hai bisogno di risultati entro un mese, la risposta è Google Ads, non SEO. Sono strumenti diversi con tempi diversi, e spesso lavorano bene insieme: gli annunci coprono l'immediato mentre il posizionamento organico matura.